La nostra storia recente

La chiesa valdese contemporanea

L’esperienza del Centro Agape, dopo la Seconda Guerra Mondiale

Nel secondo dopoguerra, la Chiesa Valdese volle contribuire fattivamente all’opera di riconciliazione, sentita tanto necessaria dopo il terribile conflitto mondiale da poco terminato, che aveva opposto intere nazioni e causato milioni di morti. Nel 1947, alcuni giovani protestanti, guidati dal pastore Tullio Vinay, sostenuti dal movimento ecumenico internazionale, diedero il via al progetto di costruzione, nelle vicinanze di Prali (TO), del grande centro di “Agape”. Per la sua realizzazione, giunsero giovani da differenti paesi, i quali, solo pochi anni prima, si erano scontrati su fronti opposti del conflitto: americani, inglesi, tedeschi, francesi, ecc. si ritrovavano ora riuniti per dare vita a un sogno comune.

 

 

Il progetto, fin dall’inizio, fu quello di un centro ecumenico, inteso in senso molto ampio: certamente un luogo di incontro tra credenti di fedi diverse, ma allo stesso tempo caratterizzato in modo molto “laico”, così che anche i non credenti potessero trovarsi a proprio agio. Un luogo in cui potessero dialogare atei, agnostici e credenti, in un confronto in cui ognuno/a lasciasse cadere la presunzione di sapere e di possedere la verità.

Il nome fu appositamente scelto con il riferimento alle parole di Paolo che, nella sua 1^ lettera ai Corinzi scrive: “l’amore (agape) non verrà mai meno”.

 

Una missione in terra di Sicilia: Il Servizio Cristiano di Riesi

Sempre il Pastore Vinay, nel 1962, diede vita ad un nuovo grande progetto, questa volta nel cuore della Sicilia: il Servizio Cristiano di Riesi (CL). Nacque così una delle missioni più belle ed entusiasmanti nel sud d’Europa. Dando seguito all’impegno valdese che si sostanziava nella missione, scevra da ogni forma di proselitismo, il Servizio Cristiano individuò i suoi fin da subito i suoi campi di intervento: educazione, sanità, sviluppo sostenibile del territorio.

Va detto che la visione protestante del valdismo ritiene che, prima di tutto, ogni donna ed ogni uomo vada accompagnato verso l’affrancamento da ogni forma di schiavitù. Prima, tra tutte, quella culturale.


Su queste basi perciò, risultò da subito prioritario, per Vinay e per il gruppo di volontari che lo seguì, creare dei luoghi dove contadini, braccianti e solfatari, potessero studiare ed avere così un futuro di libertà.
Opportunità e speranza per – come recita l’articolo 2 dello Statuto del Servizio Cristiano – testimoniare “con parole e con atti, del nuovo mondo rivelato nella persona di Cristo crocifisso e risorto”. Ancora oggi l’impegno prosegue senza sosta.

 

Una confessione nel segno della dignità e della responsabilità personale

La Chiesa Valdese, continua, basandosi sulla parola del Cristo e nel contempo fondandosi sulla fede nella piena dignità e uguaglianza di ogni essere umano, ad annunciare l’evangelo della libertà, lottando contro ogni forma di discriminazione e di esclusione.

La testimonianza della chiesa avviene laicamente, apportando cioè il contributo della propria voce al dibattito sociale comune, senza alcuna intenzione di imporre ad alcuno, tanto meno allo Stato, che deve essere indipendente e super partes, la propria particolare visione. 

Un invito a conoscerci da vicino: una sezione che sinteticamente definisce il modo di intendere il cristianesimo da parte dei protestanti e dei valdesi in particolare, per comprendere i punti d’incontro così come quelli distintivi della nostra confessione rispetto alla dottrina cattolica. 

Per i valdesi al centro della fede cristiana vi è la lettura e il confronto con la Sacra Scrittura, ecco perché la predicazione è un momento molto importante del nostro culto.

Una linea diretta con la NEV, l’agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che dal 1971 si occupa di promuovere l’informazione sul protestantesimo.