L’eredità evangelica di “Big Floyd”

di Marta D'Auria - 29 maggio 2020


George Floyd, l’afroamericano ucciso a Minneapolis dall’odio razziale di un poliziotto, era impegnato in un’opera sociale nel quartiere periferico di Houston
Continuano a Minneapolis, e in altre città statunitensi, le proteste per la morte del 46enne afroamericano George Floyd soffocato lunedì scorso, durante un fermo di polizia, dall’agente Derek Chauvin che, per 7 interminabili minuti, preme il ginocchio contro di lui fino ad ucciderlo.

Ma chi era George Floyd? L’uomo, che ha implorato invano il poliziotto sussurrando “Per favore, non riesco a respirare”, era un cristiano di fede evangelica attivo in un’opera sociale nel quartiere periferico di Houston (Texas), denominato Third Ward (terzo rione), abitato in gran parte dalla comunità afroamericana. Lì era un mentore per molti giovani e chiamato “BigFloyd4God”. 

Floyd si trovava a Minneapolis (Minnesota) per un programma di discepolato che includeva un tirocinio lavorativo, ma aveva intenzione di ritornare alla sua attività sociale nel “terzo rione”, definito da Robert D. Bullard, sociologo presso la Texas Southern University, «il quartiere nero più eterogeneo della città e un microcosmo della più grande comunità nera di Houston».

Floyd era conosciuto da tutti come una “persona di pace”. Più volte aveva testimoniato di voler interrompere il ciclo di violenza che imperversava tra i giovani, impegnandosi in attività di discepolato e sensibilizzazione. In particolare era coinvolto nel progetto di edilizia popolare di Cuney Homes, noto come "the Bricks".

«George Floyd era una persona di pace inviata dal Signore», ha affermato in un’intervista pubblicata sul sito di Christianity Today, Patrick PT Ngwolo, anziano della Resurrection Houston Church, che ha prestato servizio a Cuney Homes. «Fino ad ora siamo riusciti a raggiungere quel quartiere e le centinaia di persone che vi abitano grazie a persone come Floyd», ha aggiunto. 

Ngwolo e altri leader conobbero Floyd nel 2010 in occasione di un concerto di beneficenza che la chiesa aveva organizzato per il Terzo Rione. Big Floyd rimase colpito da ciò che si stava facendo a favore di quel quartiere e di quella gente e, da allora, decise di prendervi parte in prima persona.

La chiesa a poco a poco ha ampliato il suo servizio in quell’area della città: studi biblici, distribuzione di generi alimentari, ambulatori medici. Floyd era sempre in prima linea, convinto che Dio poteva contrastare la cultura della violenza e dell’uso delle armi: più di 50 persone erano state uccise negli ultimi anni nella guerra tra bande in corso nel Terzo Rione e nel sud-est di Houston. Molti ragazzi, mancando figure maschili che servivano da modello positivo, consideravano Floyd un fratello, uno zio, persino il loro papà. 

Martedì sera si è svolta una veglia di preghiera nell’Emancipation Park, storico sito del Terzo Rione, un tempo l’unico parco aperto agli afroamericani a Houston durante la segregazione di Jim Crow. Floyd è stato ricordato come un gigante gentile, un’ispirazione per il suo prossimo e una forza positiva per il cambiamento.

Purtroppo la vita e l’impegno di Big Floyd sono stati stroncati dalla cieca violenza di un poliziotto bianco, mosso unicamente da odio razziale, che ancora oggi è il peccato originale degli Stati Uniti d’America. 

 

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