Credere, lavorare, sperare per la pace e per la giustizia

Il testo di un documento approvato dall’Assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Italia lo scorso 11 maggio, sulla situazione israelo-palestinese.

“In un tempo in cui si affermano sempre più regimi autoritari e nazionalisti e la guerra torna a essere considerata, anche da parte delle democrazie, un mezzo accettabile di risoluzione delle controversie internazionali, la nostra coscienza di evangelici è interrogata.
Oggi non è facile confrontarsi su tali questioni, neanche nelle nostre chiese evangeliche, dove sembra che il linguaggio della radicalizzazione voglia prendere il sopravvento sulla grammatica del dialogo.
La necessità è di schierarsi con i “minimi” (Matteo 25,40), costruendo allo stesso tempo percorsi di pace, riconciliazione e di tutela dei diritti umani.
Nel particolare, la storia del conflitto tra israeliani e palestinesi è così lunga e complessa da rendere impossibile distinguere tra una parte che ha tutte le ragioni e una che ha tutti i torti.
Il criminale attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre ha colpito civili israeliani, rivelando la portata delle minacce del radicalismo islamista nei confronti dello Stato d’Israele, mirando alla sua cancellazione. La scelta di sequestrare un numero consistente di ostaggi ha innescato la reazione israeliana, tuttora in corso. Condanniamo sia l’attacco terroristico, sia la reazione con la quale si colpiscono intenzionalmente la popolazione e le infrastrutture civili di Gaza, provocando un numero elevato di morti, feriti e rifugiati; ciò fa pensare che l’eliminazione dei palestinesi sia un reale obiettivo del governo israeliano.
Chiediamo la cessazione degli attacchi militari contro obiettivi civili a Gaza e la fine dell’assedio che limita accesso ad acqua, elettricità, cibo, medicine e carburante per la popolazione palestinese, e il rilascio di tutti gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.
Anche in questa situazione drammatica, scegliamo la strada del dialogo e della riflessione, nella speranza che possano prevalere le ragioni della pace e della giustizia, anche quando essa sembra irrealizzabile. È proprio la nostra fede in Cristo che ci chiama a sperare contro speranza.
Pertanto, chiediamo al governo italiano e alle istituzioni democratiche europee e internazionali di adoperarsi attivamente per una risoluzione del conflitto, che inauguri una stagione di pace, giustizia e prosperità per tutte le donne e gli uomini della regione.

Esortiamo le chiese della Federazione a pregare incessantemente, a sperare nella prospettiva della pace, rifiutando la logica oscura della radicalizzazione e degli schieramenti contrapposti, ad agire come costruttrici di pace, continuando a sostenere progetti umanitari, sociali e sanitari nell’area e ad accogliere i rifugiati attraverso l’attivazione di corridoi umanitari.
Rinnoviamo il nostro impegno all’interno delle organizzazioni ecumeniche nazionali e internazionali, promuovendo iniziative di dialogo e una cultura libera dall’antisemitismo e dall’islamofobia”.

Un invito a conoscerci da vicino: una sezione che sinteticamente definisce il modo di intendere il cristianesimo da parte dei protestanti e dei valdesi in particolare, per comprendere i punti d’incontro così come quelli distintivi della nostra confessione rispetto alla dottrina cattolica. 

Per i valdesi al centro della fede cristiana vi è la lettura e il confronto con la Sacra Scrittura, ecco perché la predicazione è un momento molto importante del nostro culto.

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