Giovanni 8, 12: Gesù dice: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

 

Questo versetto, così come lo troviamo, è senza un ovvio legame con il contesto. Nei versetti precedenti troviamo il racconto sulla donna adultera che viene salvata dall’intervento di Gesù che dice alle persone che la vogliono lapidare: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. E nei versetti che seguono questa autoaffermazione di Gesù  troviamo una disputa tra i farisei e Gesù sul valore della sua testimonianza.

 

Il teologo Rudolf Bultmann parte dal presupposto che il nostro versetto fa comunque parte di un discorso sulla luce, che troviamo in varie parti del vangelo di Giovanni. Nel capitolo 12, infatti, troviamo altri versetti che parlano di Gesù come luce. In 12, 35-36 leggiamo:

“ Gesù, dunque disse loro: “La luce è ancora per poco tempo tra di voi. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre, non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figli di luce.”

 

Ed ancora nel capitolo 12, nel versetto 46, troviamo la seguente affermazione: “Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre.” Chi di voi conosce bene il vangelo di Giovanni, sa, che il tema, che il simbolo della luce viene introdotto sin dall’inizio. Nel prologo, uno dei testi base per la festa del Natale, infatti, leggiamo:

“1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. 2 Essa era nel principio con Dio. 3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. 4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta. 6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. 7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. 8 Egli stesso non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. 9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.”

Quando, allora, nel vangelo di Giovanni, viene usata l’immagine, quando viene usato  il simbolo della luce, lo si fa, per descrivere, per parlare di Gesù. Gesù non è, però, soltanto come la luce, ma Gesù è la luce. Così viene sottolineato da molti esegeti. Perché Gesù è stato mandato da Dio, la cui realtà  è luce, che è in contrasto con la realtà del mondo, che, per Giovanni, è tenebre.

Tante sono state le discussioni sulle influenze del gnosticismo sull’evangelista Giovanni. Io, oggi, vorrei ricordare soltanto un concetto, un linguaggio gnostico che troviamo anche nel vangelo di Giovanni: quello della discesa e della risalita del redentore. Per Giovanni Gesù  scende, infatti, dalla realtà celeste di Dio, da una realtà di luce, di verità, di salvezza e di vita eterna. Gesù scende giù da questa realtà per venire in mezzo alla realtà del mondo, che è tenebre. Gesù, dunque, testimonia e rivela in mezzo alla realtà delle tenebre di un’altra realtà, che è quella della luce, quella di Dio stesso, alla quale, alla fine della sua vita terrena, tornerà, risalendo.

E noi, seguendo, Gesù, credendo in lui come mandato da Dio, come figlio di Dio, abbiamo la promessa, che anche noi, un giorno, saremo in questa stessa realtà, che anche noi avremo la vita eterna. Questa è una promessa che non si limita, però soltanto alla dimensione del futuro, del “non-ancora”. La promessa di luce e di vita, legata alla sequela di Gesù Cristo, infatti, è una promessa che diventa anche già realtà  nel “qui ed ora”, nella dimensione della fede.

Chi crede in Gesù Cristo, chi segue Lui, fa, dunque, l’esperienza, che la luce, della quale testimonia Gesù, la quale è Gesù, dona, ora, in mezzo alle tenebre, una , come dice Bultmann, “chiarezza, nella quale viene illuminata l’esistenza stessa e nella quale l’esistenza trova se stessa e cioè la vita.” La luce che dà Gesù, la luce che è Gesù, perciò viene chiamata luce della vita, una luce che trasforma la nostra esistenza.

Così come la creazione della luce, raccontata nel libro della Genesi, ha ridimensionato le tenebre e ha dato il via alla vita, così la luce di Gesù, così Gesù, la luce, ha dato il via alla nuova creazione dell’essere umano nella Sua sequela… non eliminando le tenebre del mondo, ma rivelandole come tali ed evidenziandole come realtà contrastante alla volontà di Dio.

Questi pensieri, magari un po’ astratti, letti in alcuni commentari, sono diventati molto concreti per me, quando, la settimana scorsa, ho visto un film su un gruppo di resistenza negli anni del Terzo Reich. Era un film sulla “rosa bianca”, un gruppo di resistenza di studenti dell’università di Monaco, che nel 1942 aveva iniziato a scrivere e distribuire volantini che chiedevano di fermare la guerra e di togliere il potere a un regime disumano. Il film parlava in modo particolare di una ragazza, Sophie Scholl, che , a febbraio del 1943, venne arrestata, insieme al suo fratello ed a un amico, processata e condannata a morte. Di questo film mi hanno colpito in modo particolare alcune scene che, secondo il mio avviso, hanno dato degli esempi concreti di  quello che vuole comunicarci  il nostro versetto. Prima di queste scene: Sophie Scholl viene portato all’interrogatorio. Il signore, uno della Gestapo, durante l’interrogatorio le vuole dare una mano a revocare quello che la “Rosa bianca” aveva denunciato sui suoi volantini. Sophie, però, non lo fa, anzi. Denuncia davanti a quell’uomo di nuovo la crudeltà del regime di Hitler, dicendogli, che quello che Hitler fa con gli ebrei, con i portatori di handicap, con chi non è conforme al sistema, non corrisponde affatto alla volontà di Dio. Perché è un Dio che ha dato la vita e la dignità a tutti: anche agli ebrei, anche ai portatori di handicap. Sophie, in quel momento, grazie al fatto di seguire Gesù, la luce del mondo, aveva la forza di denunciare le opere delle tenebre, di denunciarle proprio come tali, riconoscendole come tali grazie alla luce che era  venuta in mezzo alle tenebre. Seconda di queste scene: Sophie è condannata a morte. Di solito i condannati avevano ancora il diritto di 99 giorni di vita. A Sophie, invece, viene comunicato che verrà giustiziato ancora lo stesso giorno. In un primo momento è, più che comprensibilmente, disperata. Poi coglie l’occasione di scrivere ancora due righe al fidanzato ed ai genitori. Poi viene chiamata …. e viene portata in una stanza dove, del tutto inaspettato, incontra ancora un’ultima volta i suoi genitori. Sophie dice ai genitori che rifarebbe tutto di quello che aveva fatto per cui era stata condannata a morte. Ed i genitori le dicono che ha fatto bene. Poi si devono salutare. E Sophie dice ai genitori: “ Ci rivediamo nell’eternità!” E così riescono persino a salutarsi con un sorriso sulle labbra! Nella consapevolezza che la nostra vita ha un traguardo, che è Dio stesso. Che Dio ci accoglie nella sua realtà di luce, di vita eterna. Ultima scena: Sophie è in un cortile buio, insieme al fratello ed all’amico. Tra poco verranno chiamati all’esecuzione. Fumano insieme un’ultima sigaretta offerta loro dal capò. Poi viene chiamata Sophie. Esce un momento in un cortile soleggiato. Gira la testa verso il sole e grida verso il fratello e verso l’amico: “C’è ancora il sole!” Poi entra nella stanza dell’esecuzione. La ghigliottina l’aspetta. Al momento dell’esecuzione lo schermo diventa scuro. “C’è ancora il sole!” La luce c’è! In mezzo alle tenebre. Penso che Sophie Scholl sia morta proprio in questa consapevolezza e che questa fiducia le abbia dato anche la forza ad affrontare questo ultimo momento della sua vita con serentità… così lo fa vedere il film, così è descritto anche in alcuni documenti su Sophie Scholl.

Gesù dice: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.”

Sophie Scholl, nella sua fede, questo l’ha sperimentato. Come lo hanno sperimentato altri prima e dopo di lei, come  lo sperimentano altri ancora tutt’oggi. La luce brilla nelle tenebre – lux lucet in tenebris. Questa confessione di fede, la possiamo anche leggere sullo stemma della chiesa valdese, apparso la prima volta sul frontespizio di un libro di un pastore valdese nel 1640.