All’ombra dell’albero della vita
Genesi
2:4-10…15-17; Apocalisse 22:1-5
Oggi v’invito a
fare una passeggiata attraverso la Bibbia, desidero rendervi partecipi di
qualcosa di bello che ho scoperto in queste settimane, rifletteremo sulla cosa
più preziosa che abbiamo e che Dio ci dona e ci dona in abbondanza: la vita. La
tua, la mia, le nostre vite nel rapporto con Dio. Partiamo per questo tour
ascoltando due testi biblici uno dall’Antico e l’altro dal Nuovo Testamento che
ci accompagneranno in questo cammino
Leggiamo in :
Genesi 2:4-10 e 15-17
Queste
sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che
Dio il SIGNORE fece la terra e i cieli, non c'era ancora sulla terra
alcun arbusto della campagna. Nessuna erba della campagna era ancora spuntata,
perché Dio il SIGNORE non aveva fatto piovere sulla terra, e non c'era alcun
uomo per coltivare il suolo; ma un vapore saliva dalla terra e bagnava
tutta la superficie del suolo. Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere
della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima
vivente. Dio il SIGNORE piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose
l'uomo che aveva formato. Dio il SIGNORE fece spuntare dal suolo ogni
sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero
della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del
male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, e di là si
divideva in quattro bracci.(…) Dio il SIGNORE prese dunque l'uomo
e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. Dio il
SIGNORE ordinò all'uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma
dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel
giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».
Apocalisse 22:1-5
Poi
mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva
dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle
due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno,
porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione
delle nazioni. Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il
trono di Dio e dell'Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua
faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. Non ci sarà più
notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il
Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.
Quel nostro giardino
perduto
La Bibbia si apre
con un inno alla creazione, il giardino dell’Eden letteralmente delizia, dolcezza, qualcosa di sublime
:«fece spuntare ogni sorta di alberi
piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi» è un dominio di Dio questo
giardino tutto intonato alla pace, alla serenità , al godimento. In questo giardino
scopriamo due alberi diversi e distanti tra loro: l’albero della vita e quello
l’albero della conoscenza del bene e del male. Tutto è permesso in questo Eden
salvo infrangere un divieto: mangiare i frutti dell’albero della conoscenza. Ma
il limite verrà scavalcato, dopo la trasgressione questo luogo di godimento e
serenità diventa luogo di nascondimento, di paura, di angosciosa incertezza. L’
Eden armonioso diventa un punto all’orizzonte sino a scomparire: l’uomo e la donna,
vagano ormai in una terra ostile,
difficile, tra spine e rovi «tu mangerai
il frutto del suolo con affanno…mangerai l’erba dei campi, mangerai il pane con
il sudore del tuo volto finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto: perché
sei polvere e polvere ritornerai». L’antidoto al frutto dell’albero della
conoscenza del bene e del male sarebbe stato il frutto dell’albero della vita,
la vita eterna…si spengono così per sempre le luci sull’Eden paradisiaco e
comincia la storia fuori dall’Eden, tutto ricomincia fuori da quell’armonia
perduta. E qui risuona la domanda di Dio
che inchioda alle proprie responsabilità: « Adamo
dove sei?». Così inizia la nostra
storia, fatta di cadute e rialzamenti, di verità e di menzogna. Il limite
infranto da parte di chi ha voluto essere come Dio ha precipitato la
situazione… e tutto questo avviene in una cornice naturale che noi abbiamo in
parte o totalmente perduta. Gli alberi fanno da sfondo a questo eterno
conflitto tra vita e morte, tra verità e
menzogna: potremmo dire che la sapienza biblica si esprime anche attraverso gli
alberi: l’uomo e la donna giusti sono come alberi piantati vicino a ruscelli,
il cui fogliame non appassisce, e tutto quello che fa prospererà (Salmo 1) o
potremmo citare Abramo che nel suo viaggio si ferma all’ombra della quercia di
More per ascoltare e riflettere su ciò che Dio gli dice (Gen.12,6) o, se
volete, in Isaia l’immagine della gioia dell’incontro con Dio è caratterizzato
dagli alberi della campagna che
batteranno le mani (Isaia 55,12). L’albero insomma con le sue radici e la
sua linfa è un elemento che rinvia alla potenza divina che nutre gli essere
viventi, che affonda le sue radici su un terreno solido e irrigato; un
meccanismo quello del nutrimento delle piante -per le conoscenze scientifiche
del tempo- misterioso quasi a volerci dire che Dio può nutrire la vita con la
sua Parola come la linfa nutre le piante. Nel libro dei Proverbi la Sapienza di
Dio che precede la creazione e che offre verità e giustizia è indicata come
l’albero di vita almeno «per quelli che l’afferrano e quelli che la possiedono
sono beati»(Pr.3,18).
Tra due alberi
L’armonia tra Dio
e l’umanità evocata nell’antico racconto dell’Eden si è infranta; d’ora in poi
l’ombra proiettata sulla vita umana sarà quella dell’albero della conoscenza
del bene e del male e non più quella dell’albero della vita. Studiosi, in particolare ebrei, nel corso dei
secoli hanno svolto riflessioni su questa contrapposizione tra l’albero della
vita e l’albero della morte. C’è anche un antico racconto ebraico che narra di
un giardiniere dell’Eden che non sapeva bene quale pianta dover annaffiare e
curare prima: se quella della vita o quella della conoscenza del bene e del
male. E’ nata così l’idea della contrapposizione a cui si affiancherà un'altra
interpretazione che vedeva nell’albero della vita una pianta immensa sotto la
cui ombra si sarebbero raccolti i giusti di tutti i tempi: rimane il fatto
misterioso di quest’albero della vita di cui sappiamo poco e sul quale tanto si
è raccontato nel corso dei secoli.
Uno scultore
austriaco, Gerald Bradstoetter,
interpretò l’albero della vita come un albero di grandi dimensioni che
raffigurò in bronzo nella hall di una casa di riposo per anziani; un albero i
cui rami si allungano nei corridoi sui quali si affacciano le stanze
dell’istituto, come un edera che penetra dappertutto e che ha come frutti
appesi ai rami delle persone. Secondo questo scultore l’albero della vita è
l’albero dell’umanità che ci ricorda che quei frutti germogliano e con il
passare delle stagioni scompaiono per lasciare posto ad altri frutti. Immagino
questo misterioso albero della vita come
il luogo dell’armonia con Dio, piantato nel nostro giardino perduto. Ma quest’
albero -per quanto misterioso- ci rinvia non ad un passato irrecuperabile ma
al futuro che ci attende. Troviamo
questo stesso albero della vita non solo all’inizio dei grandi racconti
fondativi del codice dell’umanità ma anche alla fine, nell’ultima pagina della
Bibbia. L’ultimo messaggio dell’ultimo capitolo dell’Apocalisse è dedicato anche
all’albero della vita. E’ come se quest’albero della vita aprisse e chiudesse
il lungo racconto che si snoda attraverso i sessantasei libri che formano il
primo e il secondo patto, il Vecchio e il Nuovo Testamento.
Tu dove sei ?
L’albero della
conoscenza del bene e del male rinvia alla nostra reale condizione umana e la
domanda di Dio « dove sei ? » ci tocca personalmente. A questa domanda, come
eredi dei fuggiaschi dall’Eden, risponderei così : «Signore siamo qui come dei
poveri diavoli immersi nelle contraddizioni,
nelle difficoltà di situazioni tutt’altro che idilliache, da qui guardiamo a
Te. Sappiamo che non ci togli né ci risolvi i problemi ma sappiamo che ci sei,
che ci ascolti. Sappiamo che non sei un Dio assente e distante; noi desideriamo
essere in tua compagnia all’ombra
dell’albero della vita, vogliamo che Tu ci raggiunga, desideriamo infatti
camminare e stare con te in una comunione profonda che non ci è ancora
completamente offerta. Una comunione alla quale tendiamo e qualche frammento di
questa comunione profonda l’abbiamo già vissuto nella nostra stessa fede».
Ma in questo viaggio della fede -dalla
Genesi all’Apocalisse- si passa accanto ad
un altro albero, o meglio ad un palo, quello rizzato sul Golgota che ha
svelenito la morte, ha abbattuto il nostro stesso limite nella risurrezione di
Cristo. La Croce, l’albero tagliato e sagomato come un palo è lì a ricordarci
che lungo l’itinerario della vita la maledizione della morte è stata sì
sconfitta, ma rimane presente ed operante.
Un amico mi ha
segnalato una bella leggenda medioevale segnalata dal grande storico delle
religioni Mircea Eliade. In breve si racconta che il legno del palo del Golgota fu ricavato dall’albero
della vita cresciuto grazie al seme che un angelo mise sotto la lingua di Adamo
prima che morisse. La croce del Golgota venne innalzata proprio nel luogo
esatto dove era stato sepolto Adamo. La leggenda prosegue sottolineando che
quando dalla croce il sangue di Gesù colò a terra penetrò attraverso il
terreno sino al cranio di Adamo, che fu
l’unico uomo ad essere battezzato con il sangue di Cristo. Adamo fu così
riscattato dal suo peccato; è un apologo un po’ truculento per i nostri gusti,
un exemplum, per indicare la meta verso cui ci muoviamo, l’orizzonte insomma è
quello della redenzione.
Quel palo del
Golgota rizzato di fronte alla città di Gerusalemme indica un'altra città in
cui ci sia posto per tutti e in cui ci sarà dato di vedere Dio faccia a faccia.
Di quale vita parliamo ?
I nostri limiti, i nostri errori, non possono impedirci una nostra piena comunione
con Dio che ci ha donato la vita. Egli vuole per tutti noi una vita piena,
ricca di relazioni, di esperienze, di passioni, ma noi vediamo anche come
questa vita sia sovente calpestata sia
da parte di chi disprezza in mille modi diversi la vita che Dio ci ha donato
come un bene prezioso quasi che a contare fossero i soldi o il colore della
pelle o la posizione sociale o politica, sia
da parte di chi vuol farci credere che quando la vita si riduce a puro stato
vegetativo, che quando vivere dipende
solo dall’accanimento terapeutico variamente inteso che viola la natura stessa,
quasi che ci fosse qualcun altro responsabile della nostro stesso vivere e
dovesse decidere per noi, che quella sarebbe anche vita…No, per noi vivere vuol
dire anche la libertà di esprimere la nostra volontà su come vivere e su come
morire. Salvaguardiamo la nostra stessa dignità e non la deleghiamo ad altri
che decidano per noi. Non possiamo evitare di essere profondamente responsabili
della nostra stessa vita, delle sue relazioni; ogni nostra azione porta con sé
delle conseguenze sulle quali occorre riflettere perchè vita è anche
quell’insieme di relazioni, di emozioni, di sentimenti, di affetti e di
avversità che noi stessi abbiamo costruito e magari distrutto e desideriamo
ricostruire con altre persone. Ed è di nuovo qui, nel groviglio in cui viviamo,
che sentiamo il bisogno di un nuovo ordine, quello di Dio, al quale aspiriamo
con tutte le nostre forze.
Non è il nostro
ordine che vogliamo imporre agli altri ma piuttosto cerchiamo l’ordine di Dio,
quello che Cristo ha espresso nell’invito
ad amarci gli uni gli altri e ad accoglierci reciprocamente proprio come
Cristo ci accoglie. La chiesa non è l’albero della vita, non siamo neppure il Regno di Dio in terra ma
ci sia concesso almeno di poterlo
indicare attraverso scelte concrete; desideriamo camminare verso la
direzione che la Parola di Dio rivela, quel cammino dove ogni vita, ogni
persona è portatrice di un indelebile , irripetibile dignità che va rispettata.
Dio non ci
tiene al guinzaglio
Dall’albero della
conoscenza del bene e del male noi andiamo verso l’albero della vita di Dio.
Ma non siamo al Suo guinzaglio, possiamo
anche scegliere altre strade, possiamo anche
fermarci e accettare supinamente
le cose così come stanno. Oppure
possiamo credere -e questo è il mio invito di oggi- che la ricerca di
Dio in Gesù Cristo sia una vocazione sempre attuale, un compito dal quale non
possiamo esimerci se vogliamo vivere veramente e allo stesso tempo consegnare
un mondo vivibile a noi stessi e a chi verrà dopo, così come vogliamo
continuare a sognare quell’armonia profonda e vera con Dio e tra di noi. Un
armonia perduta perchè violata dagli imperativi economici, da rapporti umani
calpestati, saccheggiati, sfruttati, distrutti per sempre da menzogne
raccontate come verità. Ma non dobbiamo affidare noi stessi alle nostre paure,
alle nostre chiusure e alla nostra rassegnazione. La strada indicata va in un'altra direzione, ogni
piccolo passo verso l’albero della vita è un prezioso avanzamento verso la
giusta direzione in cui il rispetto della vita di ognuno nella sua dignità e
libertà è la bussola da consultare costantemente.
L’ultima immagine
della Bibbia non è più quella iniziale del giardino dell’Eden da cui eravamo
partiti e che non era comunque il «paese della cuccagna». Questa volta
l’immagine è il frutto del lavoro dell’uomo: la città.
Dal giardino alla città
E nella
piazza centrale di questa città ritroviamo l’ elemento iniziale di quel
giardino perduto: l’albero della vita. Alla fine della storia il male, il
peccato che si frappone tra noi e il raggiungimento della meta è stato
sconfitto. Quell’albero della vita è
piantato nel cuore della città di
tutti; la città dove nessuno è escluso e
l’umanità è ricomposta e vedrà ciò che non poté vedere Mosè: il volto di Dio.
Che cosa incontra il credente nella tappa finale ? Dio stesso, la sua armonia,
il suo accoglierci, la sua comunione con tutti i popoli. Nella città
dell’albero della vita c’è un posto
riservato a ciascuno anche se nelle nostre città vige l’espulsione. E in questa città futura attraversata dal fiume
sulle cui rive cresce l’albero della vita c’è una piazza. In attesa di
dialogare e incontrarci sulla piazza in cui non ci sarà più nulla di maledetto,
dobbiamo vivere il nostro essere in piazza oggi. Nella nostra piazza urbana e
nella piazza virtuale. Ci siamo anche noi, siamo su questa piazza italiana con
le nostre vite e proposte di popolo evangelico. Sognamo la comunione con Dio all’ombra
del suo albero mentre siamo sovente incapaci di comunione tra noi, sognamo la
città futura che accoglie tutti mentre costruiamo muri nelle nostre città,
nelle nostre comunità, nelle nostre menti: ma in questa e in altre difficoltà
siamo presenti. Non siamo in un indefinito altrove, siamo credenti e cittadini
di questo stato. Siamo qui con i nostri progetti, le nostre azioni, le nostre
polemiche, le nostre realizzazioni e i nostri fallimenti. La nostra è la storia
di una comunità composita in cammino, tribù protestanti in viaggio in Italia
verso l’albero della vita, ogni tanto perdiamo la strada ma la Sapienza di Dio
ce la fa ancora ritrovare, ogni tanto ci ammaliamo e ci sembra di morire ma
Cristo ci guarisce, ci rimette in piedi
e ci rispedisce più forti di prima al compito della testimonianza, e se
oggi siamo qui riuniti nel culto della domenica mattina è anche perchè vogliamo
incoraggiarci a continuare il viaggio attraverso i problemi e le attese di oggi
con più determinazione di prima. Poi quando un giorno finalmente seduti
all’ombra dell’albero della vita ripenseremo a questo nostro tempo, rideremo
delle nostre paure, dei nostri errori, delle nostre piccolezze. Quando la
conoscenza del bene e del male verrà abolita e lascerà posto alla perfezione,
quando non ci sarà più bisogno di distinzioni, di linguaggi, di rinnovati scontri e interpretazioni perché ormai vedremo
finalmente faccia a faccia ( I Cor. 13,12).
Quello sarà il tempo nuovo in cui coglieremo non più in parte come
facciamo ora, ma completamente il senso
profondo della nostra vita in tutta la sua leggerezza e profondità: desideriamo
fortemente andare verso la completa
comprensione del disegno divino perciò vogliamo camminare guidati dalla Sapienza dei profeti e di Cristo sino alla fine. Quando saremo all’ombra ristoratrice
dell’albero della vita, sulla grande piazza della città attraversata dal grande
fiume che sgorga dal trono di Dio in cui vivono le nazioni guarite, lì
risuonerà, alto e chiaro, il nostro grazie a Colui che ci ha dato la vita insieme ad un compito da
svolgere ora, oggi, finché c’è vita, perché dopo sarà troppo tardi.
Amen