Cari fratelli e care
sorelle,
“L’orecchio che ascolta e l’occhio
che vede, li ha fatti ambedue il Signore.” Stamattina, dopo aver già
ascoltato vari testi che parlano dell’ascoltare e del vedere, da parte di Dio e
da parte degli uomini, vorrei invitarvi ora, a riflettere, insieme a me, sul
significato di questo versetto che si trova nel 20 esimo capitolo del libro dei
Proverbi.
“L’orecchio che ascolta e l’occhio
che vede, li ha fatti ambedue il Signore.” Orecchie ed occhi, con ambedue
possiamo percepire ciò che ci circonda: suoni e parole, luci, colori, una
figura.
L’orecchio e l’occhio creano la possibilità di
contatto, di comunicazione, di incontro tra di noi, di relazione reciproca. Un
orecchio che ascolta ed un occhio che vede – è veramente necessario specificare
queste funzioni dell’orecchio e dell’ occhio? Non è più che evidente che
l’orecchio ascolta e che l’occhio vede? E non mi riferisco tanto a situazioni
patologiche e di disfunzione in conseguenza delle quali questi importantissimi
organi davvero non possono funzionare, o solo in modo parziale.
Invece, secondo quanto afferma il nostro proverbio
non sembrerebbe proprio così immediato! Secondo quello che dice questo
proverbio della sapienza d’Israele non è, infatti, affatto evidente che un orecchio possa ascoltare e che
un occhio possa vedere anche se non esiste nessuna disfunzione di questi
organi. A chi di noi, in realtà, non è successo un fatto del genere: volevamo
comunicare qualche cosa ad un’altra persona – ma le nostre parole non l’hanno raggiunta, anche se le ha
sentite. Siamo rimasti da soli con ciò che volevamo dire, con ciò che volevamo
veramente comunicare con le nostre parole. E, di conseguenza, ci siamo sentiti
incompresi, malintesi, isolati e distanti dal nostro interlocutore. O viceversa:
anche a noi succede di non ascoltare veramente e di non comprendere in un senso
più profondo quello che l’altro o l’altra in realtà vuole dire o farci sapere
con le sue parole … con ciò che dice, magari, tra le righe. E quante volte non
concediamo la necessaria attenzione alla persona che ascoltiamo, nel senso che
la ascoltiamo in modo distratto, disattento, pensando magari a tutt’altro,
fingendo forse il nostro interesse per ciò che ha da dire.
E se poi penso ancora a quello che ho imparato
durante uno dei corsi della mia formazione, ossia: che una notizia, che una
frase pronunciata, non contiene solo uno, ma ben quattro messaggi! In
particolare, un messaggio che rivela qualche cosa sulla persona che parla, un
secondo che si riferisce a un contenuto
reale, un terzo ancora, che esprime
qualche cosa sulla relazione delle persone coinvolte nella comunicazione, ed
infine un quarto che è un appello alla persona che ascolta. Inoltre, noi
ascoltiamo questi messaggi poi con 4
orecchie diverse che corrispondono ai quattro tipi di messaggio. Proprio per
questa pluralità di messaggio contenuta in un’unica notizia, è, in
un certo senso, sempre un piccolo miracolo, se la persona che ascolta comprende
veramente ciò che ha voluto dire la persona che parla, che di solito favorisce
uno dei 4 messaggi possibili non sapendo però con quale delle 4 orecchie
l’altro ascolterà il suo messaggio.
Per rendere questo aspetto della psicologia della comunicazione un po’ più chiara, desidero farvi un esempio: Il membro di
chiesa visitato dal pastore dice, quando apre la porta al pastore che ha
suonato: “Che bello vederLa!” E magari con questa sua affermazione vuole
innanzi tutto rivelare qualche cosa di se stesso e cioè la sua grande gioia
nel ricevere la visita. Il pastore,
invece, che magari avrebbe voluto fare questa visita magari già qualche
settimana prima, ma non era riuscito, ascolta questa affermazione con
l’orecchio dell’appello e sente il messaggio: “Era ora che si facesse vedere!”
E subito si può creare un malinteso.
Ma il nostro proverbio non parla solo dell’orecchio
che ascolta, ma anche dell’occhio che vede!
Abbiamo la tranquillità, la pazienza ed il coraggio
di vedere, di percepire veramente, fino in fondo, le cose o le persone che
incontriamo? Riusciamo veramente a non fermarci solo alla superficie di ciò che
guardiamo? Riusciamo a percepire ciò di cui l’altro o l’altra ha veramente
bisogno, ciò che occupa e preoccupa realmente la persona che ci troviamo di
fronte o che incontriamo sul nostro cammino? Un occhio che vede ed un orecchio
che ascolta, dunque, è quello di cui abbiamo bisogno nei nostri rapporti
interpersonali, nelle famiglie, sul posto di lavoro, nelle amicizie, nelle
nostre chiese, perché senza di essi, senza l’occhio che vede e l’orecchio che
ascolta, il vero incontro tra di noi, il vero incontro tra me e la persona con
la quale ho a che fare, non si potrebbe, anzi, non si può realizzare affatto.
Abbiamo, allora, bisogno dell’occhio che vede e
dell’orecchio che ascolta, ed a proposito di quest’ultimo vorrei leggervi
alcune righe tratte dal libro “Momo” di Michael Ende che, ritengo, descrivano
in modo certo molto poetico ma anche in modo molto chiaro ciò che significa
sapere ascoltare veramente, per riprendere ora solo l’aspetto dell’orecchio: “Ciò che sapeva fare la piccola Momo come
nessun’altro era l’ascoltare. Momo sapeva ascoltare nel modo che persone
stupidotte avessero d’un tratto dei pensieri intelligenti. Non perché avesse
detto o chiesto qualche cosa che avesse aiutato l’altro ad avere tali pensieri,
no, si sedeva semplicemente ed ascoltava, con grande attenzione e
partecipazione. Ascoltava nel modo, che persone indecise e perplesse sapessero
che cosa volessero, o che i timidi si sentissero d’un tratto liberi e
coraggiosi, o che gli infelici e depressi diventassero speranzosi e gioiosi.E
se qualcuno pensava che la sua vita fosse totalmente fallita e senza senso e
che egli stesso sarebbe una persona insignificante tra milioni di persone
insignificanti, non contando, infatti, nulla e potendo essere sostituito senza
problema – come una pentola rotta – e quella persona andava e raccontava tutto
ciò alla piccola Momo, allora, mentre parlava, si accorgeva, in modo
misterioso, che aveva sbagliato a pensare tutto questo, e che lei, così come era
fatta, esisteva solo una volta in tutto il mondo, era unica tra tutti gli
esseri umani e che perciò, in questo suo particolare modo di esistere, di
essere, era importante per il mondo.Così sapeva ascoltare la piccola Momo!”
Naturalmente Momo appartiene al mondo delle favole.
Però quello che ci vuole dire questa piccola parte estrapolata dal libro di
Michael Ende, rimane: Ascoltare veramente, non è poco! Al contrario,
semplicemente ascoltare, in molti casi, può aiutare una persona più di ogni
parola che possiamo dirle. Ascoltare veramente, cercando di capire fino in
fondo che cosa vuole comunicarci il nostro interlocutore, magari anche “tra le
righe”, magari anche con ciò che egli non riesce ad esprimere con parole,
ascoltare veramente, dunque, ci aiuta a vivere rapporti più veri, ad avere
relazioni tra di noi più sensibili, più comprensive, più amorevoli.
Ascoltare con attenzione e con partecipazione,
aprendoci veramente nell’ascolto della persona che incontriamo e vedere in
questo modo non solo la superficie delle cose o delle persone, ma quello che
veramente conta – questa, in realtà, è una delle grandi sfide del nostro essere
credenti e cioè della nostra ricerca continua di vivere in modo coerente la
nostra fede nel Dio che ci chiede di amare il nostro prossimo. E non è solo una
sfida, ma anche e soprattutto un dono! Un dono che Dio ci fa, perché come dice
il nostro proverbio: “L’orecchio che ascolta e l’occhio che vede, li ha
fatti ambedue il Signore.”
Chiediamo a Dio questo dono, chiediamo a Lui di aprirci
l’orecchio e l’occhio, laddove altri hanno bisogno del nostro ascolto e del
nostro sguardo che vede anche in profondità. Chiediamo a Dio di aiutarci a
vedere, a percepire veramente la sofferenza, l’angoscia, le preoccupazioni del
nostro prossimo, donandoci anche la forza di non lasciarlo solo con ciò che lo
tormenta. Chiediamo a Dio di sostenerci nella comunicazione interpersonale, nel
vivere le nostre relazioni interpersonali, nella famiglia, nelle amicizie, al
lavoro, qui in chiesa, in modo sensibile
e comprensivo per i messaggi, per i problemi, le difficoltà, le paure, ma anche
per le gioie e per le speranze degli altri. Chiediamo tutto questo nella
certezza che Egli ci vede e ci ascolta.
Amen