Nonostante
diverse accentuazioni dottrinali rispetto alle chiese cattoliche e
ortodosse, il culto evangelico nella sua struttura
corrisponde all'antica prassi delle prime comunità cristiane,
le cui tracce sono tuttora visibili nelle liturgie di tutte le chiese
(ad esempio, liturgia della parola e liturgia eucaristica nelle messe
cattoliche).
A parte le complesse differenze nell'interpretazione dell'eucaristia,
la discordanza fondamentale è che nel culto evangelico non
può mancare la predicazione, mentre nella messa cattolica non
può mancare la parte eucaristica, intesa come centro della
liturgia.
La predicazione della Parola di Dio è infatti
il centro e la base di tutto il culto.
V'è spazio per il canto e per la preghiera, il riferimento
alla Bibbia determina tuttavia anche i contenuti degli inni cantati
e delle preghiere pronunciate. Semplicità e sobrietà
sono tratti distintivi del culto evangelico che non necessita di
luoghi o tempi particolari. Anche la funzione del predicatore che
preside l'assemblea non ha alcun carattere sacro. La sua funzione
è distinta non tanto per questioni di principio ma soprattutto
per ragioni pratiche, in quanto la comunità stessa riconosce
in tale persona particolari competenze in materie bibliche nonché
la maturità nella fede.
La struttura del culto, basata sull'alternarsi
delle letture bibliche, del canto e delle preghiere può essere
suddivisa in seguenti sezioni: |